Fibrillazione atriale, esercizio su misura: -45% di aritmia

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Nello studio NEXAF su 295 pazienti, l’esercizio personalizzato ha ridotto del 45% il carico di aritmia e del 46% i ricoveri correlati.

Immagine illustrativa generata al computer sul tema: Paziente adulto durante una sessione di riabilitazione cardiologica supervisionata, con monitoraggio digitale del battit

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Un programma di esercizio fisico personalizzato ha ridotto del 45% il carico della fibrillazione atriale, in termini relativi e dopo un anno, rispetto alle cure standard. Secondo la Repubblica, il risultato arriva dallo studio NEXAF, condotto su 295 pazienti, nel quale sono diminuiti anche i ricoveri ospedalieri.

L’intervento non ha però prodotto un effetto significativo sulla qualità della vita. Nei partecipanti che hanno seguito la riabilitazione mirata sono invece migliorati il benessere cardiorespiratorio e la frequenza cardiaca a riposo.

Chi ha partecipato allo studio NEXAF

La ricerca ha valutato un percorso fondato sull’attività fisica per persone sintomatiche con aritmia non permanente e con livelli di movimento inferiori alle raccomandazioni generali. Lo studio si è svolto in tre centri in Norvegia e ha coinvolto pazienti con un’età media di 64 anni.

  • 295 partecipanti complessivi;
  • età media di 64 anni;
  • donne pari al 30% del gruppo.

La fibrillazione atriale è descritta come l’aritmia più diffusa. Può manifestarsi con palpitazioni, debolezza e difficoltà respiratorie e, se non trattata, può aumentare fino a cinque volte il rischio di ictus.

Tra i criteri di inclusione figuravano i sintomi, la forma non permanente dell’aritmia e livelli di attività fisica inferiori alle raccomandazioni generali. NEXAF ha preso in esame proprio questo gruppo di pazienti.

Come era organizzata la riabilitazione

Nelle prime quattro-sei settimane il programma prevedeva otto sessioni ad alta intensità supervisionate; la fase successiva era costruita soprattutto attorno a monitoraggio e guida a distanza, attraverso smartwatch, app e piattaforma web.

  • Otto sessioni iniziali ad alta intensità;
  • supervisione concentrata nelle prime quattro-sei settimane;
  • monitoraggio remoto con dispositivi e strumenti digitali.

Dopo le sessioni iniziali, il programma prevedeva soprattutto monitoraggio e guida a distanza. Il confronto della valutazione ha riguardato i pazienti assegnati al percorso di esercizio e quelli sottoposti alle cure standard.

I risultati dopo un anno

La riduzione del carico dell’aritmia ha riguardato il tempo trascorso con il battito irregolare. Tra le conseguenze osservate nello stesso gruppo figurano anche minori ricoveri, oltre ai miglioramenti del benessere cardiorespiratorio e della frequenza cardiaca a riposo.

  • -45% del carico di aritmia in termini relativi;
  • miglioramenti nel benessere cardiorespiratorio;
  • miglioramenti nella frequenza cardiaca a riposo.

Accanto ai risultati su ritmo cardiaco e ospedalizzazioni, la ricerca non ha rilevato un impatto significativo sulla qualità della vita. L’esercizio mirato, quindi, ha prodotto esiti diversi sulle misure considerate dallo studio.

Le indicazioni sulla pratica dell’esercizio

Bjarne Nes ha dichiarato:

“Nonostante le raccomandazioni delle linee guida ESC,3 attualmente solo circa 1 paziente idoneo su 10 viene indirizzato alla riabilitazione basata sull’esercizio, secondo un’indagine dell’European Heart Rhythm Association”

Il riferimento riguarda i pazienti idonei alla riabilitazione basata sull’esercizio, indicata da Nes in rapporto alle raccomandazioni delle linee guida ESC.

Massimo Grimaldi ha affermato:

“Fare troppa attività fisica di tipo aerobico, e mi riferisco ad esempio ai maratoneti, paradossalmente aumenta il rischio di fibrillazione atriale: dí contro una vita sedentaria aumenta il rischio di ipertensione arteriosa, eccesso ponderale e diabete mellito”

Il dato sui ricoveri legati all’aritmia

Dopo un anno di valutazione, nel gruppo che ha seguito il programma personalizzato i ricoveri ospedalieri legati all’aritmia sono diminuiti del 46%. Nello stesso gruppo, la riduzione dei ricoveri ospedalieri totali è stata del 37%.


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