GOVERNO DIVISO SU TUTTO

SuperMario è al riparo dalle correnti contrarie, ma gli spifferi iniziano a infastidire anche lui, già costretto a chiedere ai leader politici di smettere di “fare propaganda”. Perché nel governo sono tutti sulla stessa barca, ma su ponti diversi a gridare slogan opposti più o meno controvento. Se Salvini invita a riaprire le attività, Zingaretti risponde che bisogna chiudere, mentre ministri, sottosegretari, governatori dell’uno e dell’altro sono al lavoro per varare i nuovi dpcm firmati Mario Draghi. Ma non è solo un fatto di palestre chiuse o ristoranti aperti, perché mentre la sinistra vuole dare più poteri all’Europa sulla salute, Matteo Salvini è diretto altrove: “Facciamo come San Marino e cerchiamo i vaccini in Russia o in Israele”. Attacca anche su Atlantia e Autostrade: “Basta perdite di tempo, il governo lasci da parte ideologie e pregiudizi”.

Se in sala comandi il premier lavora a raddrizzare la rotta insieme con i suoi ministri economici, i partiti non si accontentano di dicasteri e sottosegretari già in cabina. C’è un oggetto del desiderio che si chiama visibilità, si ottiene anche alzando la voce, e non tutti ci rinunciano, soprattutto se è in gioco la leadership interna del Pd, come per Nicola Zingaretti, o il rapporto con l’elettorato leghista, spina nel fianco di Matteo Salvini.

Il discorso vale anche per i 5stelle: la conflittualità interna e la soddisfazione per il Mite, il neonato ministero per la transizione ecologica, ha solo rimandato le grida apocalittiche su grandi opere e ambiente, che molti di loro ritengono realtà incompatibili. Per non dire della newco Alitalia o della privatizzazione di Mps.

Poiché ogni giorno ha la sua pena, è arrivata l’ora dell’omotransfobia. Zingaretti, nonostante il tema non sia proprio da unità nazionale, la considera una priorità: “La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato l’Equality Act contro la discriminazione delle persone lgbt. Ora dovrà essere approvata dal Senato. Anche in Italia, dal nostro Senato, dipende l’approvazione della legge Zan contro omotransfobia, misoginia e abilismo. Una legge che l’Italia attende da anni e che il Pd sostiene”. Molte voci si sono levate in passato, soprattutto dal centrodestra, per il timore che si trasformi in una legge liberticida, che limiti libertà religiosa, diritto di espressione e educazione. Ovvia la sintonia con Laura Boldrini, ma anche le perplessità di chi sogna modifiche, espresse dal senatore azzurro Lucio Malan: “È del tutto inopportuno creare divisione in un momento come questo. La legge equiparerebbe chi si oppone alle adozioni per le coppie omosessuali a chi fa propaganda nazista. Non si può imporre ai bambini l’indottrinamento delle associazioni lgbt nelle scuole”.

Che dire dei migranti? Il solito Zingaretti ha rivendicato che “l’obbrobrio giuridico dei decreti Salvini, con lo smantellamento della rete di accoglienza” è stato cancellato in Parlamento “grazie al lavoro del governo, della ministra dell’Interno Lamorgese, del Pd e soprattutto del sottosegretario Matteo Mauri”. Adesso sottosegretario all’Interno, accanto a Ivan Scalfarotto di Iv e Carlo Sibilia di M5s, è proprio quel Nicola Molteni stretto collaboratore di Salvini durante la permanenza al Viminale. Nei giorni scorsi il Centro Astalli ha ricordato che nei primi mesi dell’anno i morti in mare sono stati più di duecento, con la bella stagione che avanza gli sos dalle navi della disperazione sono sempre più numerosi (solo ieri sono stati persi i contatti con 150 persone alla deriva nel Mediterraneo). Si tratta di capire quanto Lamorgese e Molteni conviveranno in pace dentro i “rimpatri” di cui ha parlato Draghi.

L’alta tensione è già arrivata sul dispositivo a impulsi elettrici per fermare chi si oppone alle forze dall’ordine. Dal Viminale è stata indetta una nuova gara, dopo che le prime due sono andate deserte. Molteni ha fatto sapere al Corriere di voler ripartire dal taser ai poliziotti, nonostante una nota della Lamorgese abbia chiesto di bloccarne l’uso: “In un momento in cui la crisi economica rischia di trasformarsi in crisi sociale e di ordine pubblico, lo Stato deve essere presente e visibile”. Ma la vera questione è come.

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