I Placebo: “Torniamo più forti delle crisi e del nostro passato” 

“Never Let Me Go” esce a distanza di nove anni dall’ultimo disco.

“Happy Birthday In The Sky” è un brano d’amore catartico, dedicato a chi non c’è più. È una delle canzoni più significative del nuovo album “Never Let Me Go”, in uscita il 25 marzo a distanza di nove anni da “Loud Like Love”. Nel pezzo si percepisce la luce della stella di David Bowie che, quando era in vita, ha speso parole di apprezzamento e profonda stima nei confronti della band di Brian Molko e Stefan Olsdal, e ha suonato con il gruppo sia sul palco che in studio, collaborando nella traccia del 1998 “Without You I’m Nothing”.

La più grande forza dei Placebo, sin dalla loro fondazione negli anni ’90, è sempre stata quella di raccontare in modo profondo e poetico la vulnerabilità umana. Ed è anche grazie a questa empatia che riescono ad analizzare con lucidità il proprio percorso. “Dopo la pubblicazione di ‘Loud Like Love’ ci fu un lunghissimo tour per festeggiare i vent’anni di carriera – dice Stefan Olsdal, in collegamento su Zoom – eravamo arrivati a desiderare di disconnetterci dal nostro passato, i Placebo non hanno mai amato troppo le retrospettive, la celebrazione di quello che c’è stato. Poi qualche cosa è cambiato, quando ci siamo trovati soli io e Brian (il batterista Steve Forrest ha abbandonato il gruppo nel 2015, ndr) è tornata la fiamma, il lockdown ci ha aiutato a mettere in ordine le idee che avevamo imbastito. Il rimanere in due ci ha regalato una grande opportunità, quella di esplorare per la prima volta strade diverse e in modo nuovo. Da quando sono nati i Placebo non ci siamo mai ritrovati da soli, io e lui. Si partiva dalle creazione di canzoni senza batteria e non sapevamo che cosa sarebbe successo, è stato un processo creativo inedito. Bellissimo perché totalmente libero. C’è anche un grande tributo alle tastiere”. 

E dalle crisi che generano nuove opportunità nascono pezzi simbolo come “Happy Birthday In The Sky”. “In questi anni diversi amici se ne sono andati – continua Olsdal – David Bowie è uno di quelli, per noi è stato qualche cosa di più. Ci ha reso migliori. Il pezzo, però, non ha una dedica precisa, ognuno lo può interpretare come vuole e dedicare a chi preferisce. È una canzone in cui le chitarre hanno un ruolo centrale, sono potenti, ma non solo. Tutto nasce da un particolare modo di suonare di Warren Ellis con Nick Cave: utilizza il suo violino come fosse una chitarra. Ho comprato tutta l’attrezzatura per fare lo stesso. Mi sono lasciato ispirare da nuovi strumenti e dagli artisti che amo. Tutto può essere fonte di crescita, anche le cose più strane: mi viene in mente quando Ellis, durante un concerto di Nina Simone, si portò via una gomma da masticare della grande cantante jazz. L’aneddoto è ricordato nel libro ‘Warren Ellis – Nina Simone’s Gum’, che ho finito di leggere da poco”.

Il disco, pur nascendo dalla voglia di non guardarsi indietro, è un innalzamento del sound liquido e potente dei Placebo come dimostrano i singoli usciti “Beautiful James”, “Surrounded By Spies” e “Try Better Next Time”. “C’è la nostra identità, c’è l’essenza più profonda dei Placebo, è vero, ma ci sono anche elementi nuovi – sottolinea l’artista – io credo che le canzoni, costruendole, non siano diventate quello che ci siamo detti che sarebbero dovute essere, ma sono diventate quello che volevano essere. Il disco è nato al contrario: sin da subito avevamo immagini e titolo. Senza pressioni, abbiamo viaggiato liberi nel tempo e nello spazio”. “Never Let Me Go” affronta anche i temi del cambiamento climatico, dell’estrema disuguaglianza sociale ed entra fra le pieghe di una società sotto pressante sorveglianza. “Il cambiamento è l’unica costante per me – ricorda Olsdal – non sono più disposto a provare a prevedere il futuro perché inizia a influenzare il mio comportamento oggi. I Placebo non affermano che tutti si salveranno o che il mondo si salverà, ma che si possa cambiare sì. Io credo che la verità sia imprescindibile, è come un accordo, un patto che si fa con il proprio pubblico”.

Quando si pensa ai Placebo e all’Italia (dove torneranno dal vivo il 17 giugno a Firenze, il 29 giugno a Mantova e il 27 ottobre a Milano) è impossibile dimenticare la loro esibizione come ospiti al Festival di Sanremo del 2001 quando Brian Molko terminò la performance spaccando la chitarra contro una cassa. “Fu una situazione folle – sorride Olsdal – venivamo da un viaggio lunghissimo per diversi continenti, avevamo perso i bagagli e non sapevamo che il pubblico del Festival sarebbe rimasto zitto e seduto. Fu una reazione. Sì, un momento folle (ride, ndr)”. (rockol.it)

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