IL V DAY IL 26 O IL 28 DICEMBRE

Ormai Ursula von der Leyen ne è sicura. “Nel corso di una settimana i primi vaccini saranno autorizzati, in modo tale che le vaccinazioni possano iniziare immediatamente. Iniziamo quanto prima con la campagna di vaccinazione insieme, noi 27, iniziamo lo stesso giorno”, dice la presidente della Commissione europea in plenaria all’Europarlamento, accogliendo di fatto l’esortazione del presidente David Sassoli ad una campagna di vaccinazione europea. Ma il cosiddetto ‘V-Day’ tanto auspicato dalle istituzioni dell’Ue potrebbe non iniziare effettivamente nello stesso giorno in tutti i 27 paesi membri. Complicato. L’Italia, si apprende da fonti di governo, punta quanto meno a coordinarsi con Germania e Francia per iniziare tra il 26 e il 28 dicembre.

La data precisa è uno dei temi nei colloqui continui tra il ministro della Sanità Roberto Speranza e il suo omologo tedesco Jens Spahn. Ieri Speranza ne ha parlato anche con il francese Olivier Véran. L’idea è di farsi trovare insieme ai nastri partenza del vaccino, subito dopo l’autorizzazione da parte dell’Agenzia europea del Farmaco (Ema). Lunedì infatti dalla sede di Amsterdam dovrebbe arrivare il semaforo verde per il vaccino americano-europeo Pfzer-Biontech. E, annuncia il commissario europeo Margaritis Schinas alla plenaria del Parlamento europeo, “a velocità supersonica, cioè in due giorni, la Commissione darà la sua autorizzazione formale: normalmente ci si impiega anche fino a due mesi”.

Ma ormai sul vaccino è partita la gara. Soprattutto dopo che le ‘super-potenze’ extra Ue, dagli Stati Uniti alla Russia, alla Gran Bretagna e la Cina, hanno avviato la campagna per immunizzare la popolazione dal covid prima dell’Europa. E dunque ora l’Europa accelera e rincorre, dall’Ema alle istituzioni a Bruxelles fino agli Stati membri.

“Ho proposto, insieme ai ministri di altri 7 Paesi Europei, tra cui Francia e Germania, che le vaccinazioni partano lo stesso giorno già nel mese di dicembre – scrive il ministro Speranza su Facebook – Ci vuole ancora cautela e prudenza nei prossimi mesi, finché non avremo raggiunta una copertura vaccinale sufficiente, ma la strada è giusta e finalmente si vede la luce in fondo al tunnel”.

Ma coordinare il lavoro di tutti e 27 gli Stati membri per partire in simultanea si sta rivelando complicato. Il governo di Roma però punta almeno a partire insieme ai due grandi: Germania e Francia. Dunque, in una data utile dal 26 al 28 dicembre, verranno iniettate le prime dosi. Ancora non si sa quante ne arriveranno in questa primissima battuta più simbolica che di massa. Non saranno moltissime, si apprende da fonti di governo, verranno usate su “soggetti specifici”, lavoratori della sanità prevalentemente o persone ospitate nelle rsa. Poi arriveranno quelle che il commissario Domenico Arcuri quantifica in un milione e 800mila dosi, che andranno suddivise per Regioni.

“Dopo il via libera dell’Ema saremo pronti a partire con alcuni giorni di anticipo rispetto alle valutazioni che avevamo fatto. Per questo dobbiamo essere pronti con i piani regionalieri”, dice il ministro Speranza, nel corso del vertice Stato-Regioni.

“Questo vaccino – continua Schinas – sarà il regalo di Natale per tutti gli europei. Se va tutto bene, prima della metà di gennaio, l’Ema darà il parere anche sul vaccino di Moderna, mentre sta facendo un esame costante su quello di Astrazeneca e Johnson&Johnson. Significa che gli Stati membri devono avere pronto il piano di vaccinazione nazionale, identificando i gruppi prioritari, sviluppando strutture solide e personale medico, registri di vaccinazione elettronici. C’è molto da fare, ma la Commissione europea è impegnata a fornire tutti gli aiuti del caso”.

Soprattutto Schinas, che per covid è stato ricoverato, cerca in tutti i modi di eliminare dal tavolo il dubbio che molti europarlamentari gli pongono. E cioè il rischio che tutta questa velocità nell’autorizzazione delle dosi possa alimentare lo scetticismo della popolazione e ingrossare le fila no-vax. “E’ importante che i cittadini capiscano che non abbiamo preso scorciatoie – dice il Commissario europeo – Per noi l’unica condizione è la sicurezza per creare fiducia, che è l’elemento fondamentale per garantire un’accettazione elevata del vaccino in modo che la campagna funzioni”.

Ma non c’è alcuna apertura sulla opportunità di rendere pubblici i contratti stipulati con le case farmaceutiche. Anche questo punto viene posto in aula. “Siamo vincolati alla segretezza, non possiamo dare informazioni sui prezzi a meno che le imprese farmaceutiche non avallino questa scelta”, si arrende Schinas.

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