IL VIRUS È MUTATO MA È MENO VIRULENTO

Un nuovo studio pubblicato su Science e condotto dalla University of North Carolina at Chapel Hill e dalla University of Wisconsin – Madison rileva che il Sars-Cov-2 è mutato e si propaga più velocemente in tutto il mondo. Tuttavia questa evoluzione potrebbe averlo reso più vulnerabile al vaccino. Il nuovo ceppo, chiamato D614G, è emerso in Europa ed è diventato il più diffuso a livello globale. I ricercatori hanno mostrato che si replica più rapidamente e ha una trasmissibilità più alta rispetto a quello che si è originato in Cina, dando inizio alla pandemia.

Ci sono anche buone notizie. Gli scienziati della UNC hanno scoperto che il ceppo D614G non è associato a forme di Covid-19 più gravi, e sembra essere più debole se combattuto con farmaci anticorpali.

“Il D614G supera e sorpassa di circa 10 volte il ceppo originale, e si replica in maniera estremamente efficiente nelle cellule epiteliali del naso, potenziale sito principale di trasmissione uomo a uomo”. Lo ha riferito Ralph Baric, epidemiologo e immunologo che da 30 anni studia i coronavirus e ha condotto lo studio. Il medico ha anche partecipato allo sviluppo del remdesivir, primo tra i trattamenti anti Covid approvati dalla FDA, l’agenzia del farmaco statunitense.

I ricercatori ipotizzano che il nuovo ceppo sia diventato quello dominante per una modifica avvenuta nella proteina Spike, che è chiamata così per la sua forma – in inglese “spike” significa “punta” – e compone la corona che identifica i virus della famiglia del Sars-Cov-2.

Con questa mutazione, le punte della proteina Spike si aprono, permettendo al virus di infettare le cellule in maniera più efficiente, ma anche creando una strada per il nucleo vurnerabile del virus stesso. Queste aperture permettono agli anticorpi di infiltrarsi e neutralizzare il coronavirus facilmente.

Per questo il nuovo ceppo potrebbe essere più immune al vaccino rispetto a quello originario della Cina.

“Il Sars-Cov-2 è un patogeno umano completamente nuovo, e la sua evoluzione è difficile da predire. Emergono continuamente nuove varianti, come quella nota come Cluster5, identificata nei visoni in Danimarca. Per proteggere la salute pubblica, dobbiamo continuare a tracciare e comprendere le nuove mutazioni che riguardano la gravità della patologia, la trasmissibilità, la gamma di possibili ospiti e la vulnerabilità all’immunità indotta dal vaccino”, ha spiegato ancora Raph Baric.

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