ITALEXIT POSSIBILE

A suonare l’allarme, come aveva fatto già in passato, è il Washington Post che alza il livello di attenzione sull’economia del Vecchio continente e,  più in generale, l’economia mondiale, costretta a fare i conti con la crisi innescata, in maniera del tutto inaspettata, dal coronavirus con la quale ormai bisogna fare i conti.

E’ “debito” , ancora una volta, la parola che fa scattare la sirena.  L’Italia con il suo, alto ma sostenibile, sarebbe al centro della tempesta.   E questa non è affatto una buona notizia per Europa e  Usa. “Se non sarà organizzata una sorta di salvataggio finanziario, l’Italia potrebbe essere spinta fuori dall’euro, portandosi dietro altri Paesi ad alto indebitamento”, scrive Robert Samuelson sul quotidiano americano.

Il quadro generale è come non mai dominato da una generale incertezza oltre che da una serie di incognite. Gli Stati Uniti e le economie globali sono in uno stato pericolante, e noi stiamo sottovalutando i pericoli – scrive l’analista – dietro l’angolo c’è un’altra, grande minaccia: una crisi globale del debito che, con epicentro in Europa, destabilizzerebbe ulteriormente un mondo già in difficoltà nella lotta alle drastiche conseguenze della pandemia di coronavirus” .

Guardando al nostro Paese, gli ingredienti per un mix a dir poco letale che potrebbe innescare una crisi del debito sovrano trascinandosi dietro l’Eurozona, ci sono tutti. Basta dare un’occhiata ai numeri che non sono affatto dalla nostra. Anzi. Secondo Capital Economics, il nostro Paese alla fine dell’anno avrà un debito pari al 180% del Pil. Ma c’è di più:  l’American Enterprise Institute (Aei), prevede una contrazione della crescita del 10% e un aumento del disavanzo del 9% del Pil (le stime della Commissione UE si sono spinte fino 11%).

Urge come non mai un salvataggio comunitario. Più facile a dirsi che a farsi visto che servirebbe mettere sul piatto una cifra monstre che si aggira intorno al trilione di dollari. Fin qui, tutto male. Ma il peggio non è ancora finito. C’è un altro fattore che fa seriamente traballare la moneta unica: la recente sentenza della Corte costituzionale tedesca che potrebbe impedire alla Germania di partecipare a un salvataggio. Se venisse meno la “spalla” di Berlino, sarebbero guai davvero grossi e altri Paesi – in scia a una drammatica reazione a catena – potrebbero fallire. Bruxelles trema,consapevole del fatto che ci troviamo in presenza di una recessione che ha pochissimi precedenti. Forse nessuno?

Insomma, mai come ora l’Europa è a un bivio: rinascita o implosione? Da un lato, Parigi e Berlino. Dall’altra Pechino con l’Italia sempre più “attratta” dall’Oriente. Almeno secondo l’editorialista Wolfgang Münchau, che suona l’allarme dalle pagine del Financial Times. Non è mistero che, almeno fino ad ora, l’Europa (più che unita, divisa) alle prese con l’emergenza Covid-19 non ha saputo trovare la giusta solidarietà con il rischio di “implosione” che cresce all’aumentare delle incertezze.

L’Italia è pronta a virare ad Oriente? Un cambio di passo decisamente pericoloso, quasi letale. Secondo Münchau “Il danno arrecato all’UE dalla Brexit  non sarà nulla in confronto al danno che l’Italia e altri Paesi potrebbero scatenare aprendosi alla Cina” spiegando che “vent’anni di appartenenza all’Eurozona hanno portato gli italiani a considerare la Cina come il loro partner strategico più importante”. L’editorialista, a supporto della sua tesi, riporta i risultati di un sondaggio per cui in Italia la Cina è vista come “il Paese straniero più amico e la Germania quello meno”. Questo, spiega, “è anche un sorprendente fallimento dell’UE”.

Persino il Recovery Fund targato Germania e Francia, avverte Münchau, potrebbe” non bastare per convincere l’Italia” a cambiare direzione. “Un effetto indiretto della Belt and Road” Initiative, a cui l’Italia ha adeirto sarà di spostare il centro di gravità politico dell’Europa verso est”, sottolinea, con il rischio per l’UE di “una progressiva perdita di coesione”.

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