REGIONI CONTRO SALA CONTRO LE ISOLE

Non fa i nomi, ma il riferimento a Sardegna e Sicilia è implicito: a Beppe Sala non è andato giù che le due isole vogliano limitare gli ingressi dalle regioni dove il contagio è stato particolarmente diffuso e l’epidemia virulenta. Così il sindaco di Milano lancia un appello ai suoi concittadini perché preferiscano regioni ‘solidali’ come la Liguria per le vacanze.

“Vedo che alcuni presidenti di Regione, come Toti della Liguria, dicono: accoglierò a braccia aperte i milanesi. Altri, non li cito, dicono magari se fanno patente di immunità o qualcosa del genere. Io però, e parlo da cittadino prima ancora che da primo cittadino, quando poi deciderò dove andare per un weekend o una vacanza me ne ricorderò”.

Sala, parlando in un video su Facebook della riapertura dei movimenti tra le varie regioni invita ad attendere a capire in base a quali parametri verranno prese le decisioni. “Sarebbe utile non saperlo solo il giorno prima” dice, “Dal 3 di giugno anche noi possiamo lasciare nostra regione? Quello che il governo decider noi faremo, però ho chiesto al governo, in particolare ieri al ministro Boccia, un paio di cose. La prima – sottolinea il sindaco – è che non ce lo dicano il giorno prima. La seconda è capire in base a che parametri verrà presa questa decisione. Considereranno R0, i tamponi fatti, le persone in terapia intensiva? Sarebbe anche carino dare questa informazione, poi qualcuno deciderà e noi applicheremo”. 

Martedì 26 il governatiore ligure avvea bocciato come “inutili” e “totalmente impossibili” i passaporti sanitari. “La Liguria, solo come traffico merci, ha 5-6 mila autotrasportatori al giorno in viaggio nei suoi confini, poi dobbiamo aggiungere chi prende un traghetto, chi viene in vacanza: stiamo parlando di milioni di transiti in un’estate. Francamente credo che sarebbe impossibile pensare a qualcosa che non siano controlli del territorio e un aumento della capacità diagnostica”.

Anche l’assessore regionale lombardo alla Sanità Giulio Gallera aveva bocciato l’idea di un ‘passaporto sanitario’. “Non esiste ad oggi la possibilità di mettere ‘in sicurezza’ le persone. Come è noto, il tampone ti dà una fotografia istantanea della tua condizione rispetto al Covid. Un’ora dopo, questa condizione può mutare” aveva detto. “Ad oggi, non si puo’ ottenere nessun ‘passaporto sanitario’ perché a nessuno si può dare la ‘patente di immunita”.

“Il passaporto sanitario non sarà un aggravio per i turisti che verranno in Sardegna e non ci sarà alcuna quarantena, prevista solo fino al 2 giugno, cioè in un periodo in cui e’ ancora vietata la mobilita’ interregionale” aveva assicurato da parte sua una settimana fa il presidente della regione Sardegna Christian Solinas. “Il passaporto sanitario significa certificare di essere negativi al coronavirus ed è necessario per consentire di affievolire le misure di prevenzione successive all’ingresso in Sardegna. Se dovessimo lasciare le cose come stanno, senza controlli, chiunque si rechi nelle strutture turistiche dovrebbe mantenere mascherine, distanziamento, divieto di assembramento”. aveva detto.

Anche gli imprenditori turistici sardi avevano bocciato l’idea come inutile. “L’esperienza e la cronaca ci dicono che si può risultare positivi addirittura dopo tre tamponi negativi”, e neppure sui test sierologici, visto che “nessuno li ha ancora definitivamente validati”. A proposito dei test ‘certificabili’, gli imprenditori facevano notare che “non c’è alcuna certezza e, comunque, il riscontro necessita di tempi molto lunghi” e chiedevano di seguire “l’esempio delle altre Regioni e delle altre nazioni”, di pianificare il servizio di eventuale presa in carico e assistenza sanitaria per i turisti che “malauguratamente dovessero palesare sintomi di infezione da Coronavirus”. 

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