“Killer”: l’apice dell’immaginario degli Alice Cooper 

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L’album compie 50anni ed è stato fondamentale per definire quel mondo shock che poi avrebbe consacrato il gruppo a livello planetario.

“Killer”, pubblicato nel 1971, quinto album della carriera degli Alice Cooper, è il progetto, fino a quel momento, più spesso e coraggioso della band. Hard rock, glam e rock progressivo si mischiano e si fondono con un mondo evocativo e dark, dalle dichiarate atmosfere cinematografiche. Un esempio? “Halo of Flies”, otto minuti di musica su cui prende vita un testo particolare, la ricostruzione di una spy story alla James Bond. Il mondo degli Alice Cooper, anche sul fronte scenografico, raggiunge l’apice. Il gruppo arriva da “Love it to Death”, che grazie anche al singolo “I’m Eighteen”, diventa disco d’oro, ma non si mostra assolutamente sazio. Vuole andare oltre. Alice Cooper, traendo linfa vitale da figure iconiche come Mick Jagger e Jim Morrison, si fa bandiera di disagi mentali, fobie, necrofilia, pulsioni omicide e via dicendo, portando l’eccesso e il gioco a un livello da cui sarebbe stato difficile, se non impossibile, tornare indietro. Tutto diventa rappresentazione del male e non più solo elemento di protesta, condizionando performance e impatto sul palco. 

Un universo sempre più dark e fuori dai confini. Il pubblico più giovane si mostra subito entusiasta e il disco vende ancor più del precedente “Love it to Death”, spingendosi fino al numero 21 e rimanendo nella classifica americana per più di un anno. Dopodiché sarebbe arrivato “School’s Out”, con la consacrazione della band a livello planetario e il meritato ingresso del cantante nell’immaginario collettivo.

“Killer” viene prodotto da un giovane Bob Ezrin: l’album è introdotto da due singoli radiofonici scritti dal chitarrista Michael Bruce. “Under My Wheels” è un pezzo un hard rock in cui il protagonista viene stressato dalla ragazza a tal punto da volerla investire con l’auto, mentre “Be My Lover” parla di un incontro romantico. Diventano in poco tempo due classiconi del rock da radio, permettendo al disco di raggiungere una compatta dimensione commerciale. “Halo of Flies” è un gioco di incastri in cui Dennis Dunaway con linee di basso cavernose, Neal Smith con i suoi tamburi bellicosi, Ezrin con le futuristiche pulsazioni del Minimoog, danno vita a un muro di suoni. L’immaginario western di “Desperado” dipinge la figura tormentata e malinconica di un pistolero assassino, mentre “Dead Babies” sembra anticipare gli anni Ottanta, quel post-punk che gli Alice Cooper avrebbero poi amato. Il testo è su una bimba di nome Betty che muore dopo aver ingerito una confezione di aspirine, scambiandole per caramelle. Il padre, disinteressato alla sua famiglia, lavora lontano da casa, mentre la madre è come tutte le sere al bar a ubriacarsi e pertanto non può soccorrerla. Un brano che ai tempi è accompagnato da polemiche. 

A chiudere è la title track, che narra l’esecuzione di un poveraccio che è stato trascinato in un affare losco. Lo shock rock ha finalmente il suo tempio: alla fine del disco si può udire lo scatto di una botola e venti secondi di ronzio elettronico in accelerazione a simboleggiare l’avvicinarsi della signora con la falce. Alice Cooper sono diventati gli Alice Cooper. 

Tracklist:
Under My Wheels (Michael Bruce, Dennis Dunaway, Bob Ezrin) – 2:51
Be My Lover (Bruce) – 3:21
Halo of Flies (Alice Cooper, Glen Buxton, Bruce, Dunaway, Neal Smith) – 8:22
Desperado (Cooper, Bruce) – 3:30
You Drive Me Nervous (Cooper, Bruce, Ezrin) – 2:28
Yeah, Yeah, Yeah (Cooper, Bruce) – 3:39
Dead Babies (Cooper, Buxton, Bruce, Dunaway, Smith) – 5:44
Killer (Bruce, Dunaway) – 6:57

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