La cantante Ariete: “Mio fratello è in transizione, un percorso cominciato a 9 anni”
“Siamo due sopravvissuti”, ha spiegato la cantante, da sempre promotrice dei diritti LGBTQI+
Il pubblico generalista imparerà a conoscerla nel corso dei prossimi mesi, ed in particolare in occasione della sua presenza al Festival di Sanremo col brano “Mare di guai”. E lo farà anche nella sue veste di attivistà. Da sempre promotrice dei diritti LGBTQ+, la cantante Ariete, che ormai da tempo ha fatto coming out, è tornata a parlare del percorso di transizione del fratello Gianmarco, che sin da bambino si è trovato a combattere contro problemi di salute mentale. “Siamo due sopravvissuti, io alla mia solitudine lui al suo caos”, ha spiegato la ventenne romana.
Classe 2002, Ariete ne parla oggi con grande maturità. “I miei genitori hanno dovuto dare la priorità a mio fratello piccolo che a 8/9 anni stava attraversando una situazione difficile ed è stata dura per tutti, lui per primo. Problemi di bipolarismo, anoressia, e la scoperta di essere trans”. ha spiegato a Repubblica. Ed ha aggiunto: “Penso a cosa sia stato vedere tua sorella realizzarsi mentre tu sei nel mare mosso su una zattera. Il bello di avere soldi miei è potergli pagare una cosa importante o invitarlo a cena da me. Lo so fare, tornavo a casa da scuola e cucinavo io”. Già in passato infatti Ariete racontò che anche il fratello aveva il sogno di sfondare nella musica, tanto che un tempo pensarono di fare un duetto.
Ospite poi di “La conferenza stampa”, show di RaiPlay, Ariete è voluta tornare anche esprimere il suo parere su quanto sia difficile essere gay in Italia: “Secondo me per prima cosa non bisognerebbe mai reputare difficile semplicemente vivere. È sicuramente difficile farsi capire dagli altri, credo che l’omofobia sia una cosa ben radicata in Italia e per quanto cerchiamo di fare passi avanti penso che essere gay in Italia sia difficile ma non penso che questo debba ostacolare mai qualcuno. Io, da ragazza che è sempre stata praticamente solo con ragazze, sono sempre stata rispettata, però allo stesso tempo penso che per un ragazzo sia molto più difficile e questo problema può partire dal maschilismo, dal patriarcato, ci sono centomila problemi radicati che rendono la sessualità di un ragazzo più difficile in generale rispetto a quella di una ragazza, nella maggior parte dei casi. Ma ormai ci sono così tanti modi di chiedere aiuto che sarebbe veramente stupido privarsi di essere sé stessi pur di piacere a Francesco che gioca a calcetto il venerdì sera”.
