Le confessioni di Wolfgang Puck: “Vi svelo il segreto del mio successo. L’Italia? È il mio prossimo progetto”

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Lo chef austriaco che ha rivoluzionato l’immagine del cuoco, incarnando il sogno americano, si racconta a pochi giorni dall’uscita, il 25 giugno, del documentario sulla sua epopea.


C’è stato un momento in cui a Los Angeles il ristorante Spago era quello in cui dovevi assolutamente andare. Era la passerella delle star, il cibo ottimo, le ricette innovative. Il cliente veniva coccolato. Lo chef e proprietario, abbastanza giovane per gli standard, si chiamava Wolfgang Puck: veniva dall’Austria e stava rivoluzionando tutto un mondo compresa l’immagine dello chef, che non era più un travet dietro a un fornello ma un divo.

Quello stesso Puck, una apparizione televisiva dopo l’altra, ha inventato il concetto di “celebrity chef”. Se entri nei Simpson o diventi il “Grande Puffo Chef” in un film, non puoi non avere raggiunto uno status speciale e non essere una stella (e infatti, alla fine, una stella sull’Hollywood Walk of Fame gliela hanno dedicata). Mentre faceva la scalata mediatica, Puck espandeva anche i suoi affari: diventava un marchio globale, firmava cibi pronti, merchandising, oltre ad aprire centinaia di locali, restaurant, bistrot, pizzerie e caffè nelle maggiori città degli Stati Uniti e del mondo. Solo in Italia non è mai arrivato. Ed è, afferma, «uno dei miei prossimi progetti».

Con questa escalation alle spalle, non si può più considerare Wolfgang Puck solo un bravissimo chef con un bel senso degli affari e due stelle Michelin (tutto sommato pochine, visto il gran clamore): è il prototipo del self made man, l’incarnazione del sogno americano, una leggenda.

La sua storia (e la sua filosofia in cucina) la sintetizza in poco più di un’ora e mezza il documentario Wolfgang di David Gelb che Disney+ lancia il 25 giugno. Puck parla di sé, dall’infanzia in povertà ai difficili inizi, dagli anni francesi fino al trionfo americano, comprese le ombre che inevitabilmente il successo così freneticamente perseguito comporta.

In un alternarsi di immagini di repertorio e testimonianze di critici gastronomici, amici, collaboratori e familiari, vediamo il Puck di ieri che costruisce le sue fortune e quello oggi che va al mercato e dai contadini a scegliere gli ingredienti, torna nel paese natio e riflette sulle sue scelte di vita, siede a tavola con moglie e figli.

Sono immagini e riflessioni che risalgono a prima della pandemia. Come vede il suo futuro, dopo questa tragedia planetaria, ce lo dice di persona in una call via Zoom. «Nel film si vede, ho sempre combattuto contro le avversità: il mio patrigno è il primo chef che mi cacciò. Detto questo, il presente per me è molto buono: ho una moglie, dei figli, dei soci e un team che mi supportano. Passato questo momento terribile, la gente ha più voglia che mai di uscire e andare al ristorante in compagnia.

Che sia Los Angeles o Las Vegas, i miei ristoranti fanno il tutto esaurito ogni sera. Direi che ho una visione molto positiva del futuro che mi aspetta. Due mesi fa ho aperto altri due ristoranti: erano pieni già mesi prima.

Certo, non è così dappertutto: a Singapore ci sono problemi, a Londra abbiamo dovuto richiudere perché c’era un positivo in cucina, in Bahrain dopo il Ramadan la gente voleva uscire ma ci sono stati problemi con la copertura vaccinale. In cucina mi affianca ora mio figlio Byron. Ha 26 anni ed è stato bello in questi mesi insegnargli le mie conoscenze e vederne la passione – continua Puck -. La tecnica in cucina non basta senza la passione, e questa non puoi insegnarla».

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