Le lasagne? Meglio mangiarle ascoltando Verdi. E a fine pasto chiedete un dolce rosso
Le “ricette” del professor Charles Spence, che in “Gastrofisica: la nuova scienza del mangiare” racconta come cambi la percezione del cibo a seconda di profumi, colori, forme e suoni.
Tutto iniziò nel 2008, quando il professor Charles Spence ricevette il premio Ig Nobel per l’esperimento sulla “patatina sonica”. Niente a che vedere con il premio Nobel, ma un riconoscimento per le ricerche più strane e assurde, che prima fanno ridere e poi fanno pensare. E in effetti lo studio sulle Pringles fece riflettere parecchio la comunità scientifica, enogastronomica in particolare: «In pratica – dice oggi Spence – dimostrammo che amplificando il suono prodotto dalle persone che addentavano una patatina o anche una mela, le stesse persone potevano accentuare la percezione della sua croccantezza». Insomma: più le patatine facevano croc, più venivano percepite come gustose da chi le mangiava. E questo a prescindere dal loro sapore.
In altre parole, fu dimostrato scientificamente che il cibo è molto più che semplice nutrimento, e che il sapore di un piatto è influenzato da molti fattori diversi. Si mangia con la bocca, certo, ma il gusto sarebbe condizionato in maniera determinante anche dai profumi, dalle forme, dai colori e sì, anche dai suoni. Per non parlare del nostro umore o dell’atmosfera del luogo in cui mangiamo.
Oggi Charles Spence è docente di psicologia sperimentale all’Università di Oxford ed è a capo del Laboratorio di ricerca crossmodale, una struttura che si occupa di studiare l’integrazione delle informazioni ricavate dagli esseri umani attraverso i diversi organi di senso: vista, gusto, olfatto, tatto e udito. Le sue ricerche sulla “gastrofisica” hanno influito sulle scelte strategiche di grandi multinazionali: dalla Unilever alla Pepsi, dalla Diageo alla Nestlé. Il suo libro Gastrofisica: la nuova scienza del mangiare (Ed. Readrink, 411 pagine, 24 euro), scritto nel 2017 e tradotto da pochi mesi in italiano, è la summa della sua filosofia multisensoriale e ha ispirato molti barman sperimentali e chef stellati, tra cui l’inglese Heston Blumental.
