Le motovedette italiane per la Tunisia e ora bloccate erano tra gli accordi di Meloni e Saied
Tre accordi dal valore di poco più di 100 milioni di euro. È quanto ha portato in dote alla Tunisia Giorgia Meloni nella sua quarta visita (fatta ad aprile) in dieci mesi a Kais Saied, partner “prioritario” nel Piano Mattei, a cui promette sostegno per l’applicazione del Memorandum con la Ue e a cui chiede di stringere le maglie delle partenze di migranti irregolari verso l’altra sponda del Mediterraneo.
D’altronde il Time ha appena inserito la premier tra le 100 persone più influenti del mondo nel 2024 sottolineando che “il suo governo ha perseguito politiche che, secondo i critici, erodono silenziosamente i diritti Lgbtq+”, e a livello europeo “è stata accreditata come la forza trainante dell’approccio del blocco all’immigrazione, che prevede il pagamento di paesi come Egitto e Tunisia per impedire agli aspiranti migranti di partire”.
Meloni, accompagnata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e da quella dell’Università Anna Maria Bernini, ha ringraziato il presidente tunisino per il lavoro “contro i trafficanti di esseri umani”. E ha prospettato che l’Italia “possa fare molto di più sul fronte della migrazione legale”. Di fronte si è trovata un interlocutore deciso a ribadire che il suo Paese “rifiuta di essere un punto di insediamento o di transito per i migranti irregolari”. È chiaro che Saied non accetterà mai l’ipotesi – emersa in queste settimane ma non confermata sul fronte italiano – di un hotspot nei pressi di Tataouine, nel sud della Tunisia, dove si incrociano le rotte di persone che fuggono dall’Africa subsahariana passando anche per Libia e Algeria, e puntano a Sfax.
