Marco Nonno condannato a 5 anni e 4 mesi in appello a Napoli
La Corte di appello di Napoli ha condannato Marco Nonno a cinque anni e quattro mesi per devastazione e resistenza a pubblico ufficiale negli scontri di Pianura.
Marco Nonno, ex consigliere regionale. Foto: Fanpage — Marco Nonno, ex consigliere regionale Fdi, condannato a 5 anni e 4 mesi per la rivolta contro la discarica di Pianura (https://www.fanpage.it/napoli/marco-nonno-ex-consigliere-regionale-fdi-condannato-a-5-anni-e-4-mesi-per-la-rivolta-contro-la-discarica-di-pianura/)
La Corte di appello di Napoli ha condannato Marco Nonno a cinque anni e quattro mesi di reclusione per devastazione e resistenza a pubblico ufficiale. Secondo Cronache della Campania, la pronuncia arriva dalla seconda sezione penale, presieduta dal giudice Valentini, e riguarda gli scontri avvenuti a Pianura nei primi mesi del 2008.
Nonno, ex consigliere comunale e regionale e attuale coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, era già stato condannato in primo grado nel maggio 2014. La difesa ha annunciato un ricorso per Cassazione dopo il deposito delle motivazioni.
La pena decisa dalla Corte di appello
Il nuovo giudizio d’appello ha ritenuto Nonno responsabile del delitto di devastazione, quantificando per questa contestazione una pena di tre anni e quattro mesi di reclusione. A quella pena si cumulano due anni già stabiliti per la resistenza a pubblico ufficiale, fino al totale di cinque anni e quattro mesi.
Nel dettaglio, sempre secondo Cronache della Campania, la decisione è stata pronunciata dalla seconda sezione penale della Corte di appello di Napoli, con il collegio presieduto dal giudice Valentini. La condanna complessiva riunisce la pena stabilita per il delitto di devastazione e quella già fissata per la resistenza a pubblico ufficiale.
Dal primo grado al giudizio d’appello
La condanna di primo grado risale al maggio 2014, quando il Tribunale inflisse a Nonno otto anni e sei mesi di reclusione. In un successivo passaggio, la Corte di appello lo aveva assolto dall’accusa principale di devastazione, confermando soltanto la condanna a due anni per resistenza a pubblico ufficiale, con pena sospesa.
Quell’assoluzione per devastazione è stata impugnata e poi cassata con rinvio dalla Suprema Corte. La Corte di appello di Napoli ha emesso la condanna a cinque anni e quattro mesi. La difesa ha preannunciato un nuovo ricorso alla Corte di Cassazione, da presentare dopo il deposito delle motivazioni.
I disordini nei primi mesi del 2008
I fatti contestati risalgono ai primi mesi del 2008 e si verificarono nel quartiere di Pianura, nella periferia occidentale di Napoli. Le proteste erano dirette contro la riattivazione della discarica di contrada Pisani, un impianto che aveva già operato per quarantadue anni.
Le manifestazioni degenerarono in episodi che comprendevano:
- blocchi stradali;
- incendi di mezzi di trasporto pubblico e autobotti;
- scontri con le forze dell’ordine.
La sentenza d’appello ha ritenuto Nonno responsabile del delitto di devastazione e ha quantificato per questo reato tre anni e quattro mesi di reclusione, cumulati ai due anni già stabiliti per la resistenza a pubblico ufficiale.
Il ricorso annunciato dalla difesa
L’avvocato Sergio Cola, difensore di fiducia di Nonno, ha annunciato che la sentenza sarà impugnata dopo il deposito delle motivazioni. Nella sua dichiarazione ha richiamato il tempo trascorso dai fatti e le deposizioni raccolte nel dibattimento, comprese quelle di rappresentanti istituzionali, cronisti e vertici delle forze dell’ordine.
«La sentenza giunge a distanza di ben diciotto anni dai fatti contestati — ha dichiarato l’avvocato Sergio Cola, difensore di fiducia di Nonno — a dispetto delle significative deposizioni rese in dibattimento da rappresentanti istituzionali, tra cui l’ex sindaco Rosa Russo Iervolino, oltre che da cronisti e vertici delle forze dell’ordine. Proporremo senza dubbio ricorso per Cassazione non appena saranno depositate le motivazioni».
Il ricorso davanti alla Corte di Cassazione resta il passaggio preannunciato dalla difesa dopo il deposito delle motivazioni della sentenza d’appello.

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