“Ora capisco perché i registi si sentono come Dio”: Claudia Gerini presenta Tapirulàn 

Arriverà nelle sale il prossimo 7 maggio Tapirulàn, che segna l’esordio nella regia di Claudia Gerini. L’attrice ha presentato il film a Bari International Film Festival 2022.

In una calda giornata dell’autunno appena passato eravamo stati sul set di Tapirulàn, il primo film da regista di Claudia Gerini, anche interprete principale nei panni di una counselor di nome Emma che non esce mai di casa e fornisce aiuto psichiatrico mentre corre su un sofisticato macchinario ginnico. A colpirci, in quell’occasione, era stata l’energia di un’attrice che da tanto tempo conosciamo e ammiriamo, che si spostava dal monitor al tapis roulant e recitava macinando chilometri.

Sono trascorsi quasi quattro mesi da quel giorno, e nel frattempo il film è stato montato ed è pronto. Uscirà nelle sale il prossimo 7 maggio, ma noi abbiamo avuto la possibilità di vederlo al Bari International Film Festival 2022, dov’è stato presentato nella sezione Panorama Internazionale. La Gerini lo ha accompagnato al Bif&st insieme a Claudia Vismara, che fa la parte della sorella di Emma. La prima domanda per la neo regista è sulla sua simultanea presenza davanti e dietro alla macchina da presa: “In realtà dietro alla macchina da presa non ci sono stata praticamente mai” – risponde Claudia. “Sono sempre rimasta in scena. Questo progetto è arrivato nel momento giusto. Ho letto il soggetto, che mi è piaciuto, e ho voluto subito interpretare io il personaggio principale. Emma mi aveva colpito, l’avevo capita nel profondo e avevo molto chiaro il suo percorso, il modo in cui l’avrei voluta raccontare. Quando poi il produttore Stefano Bethlen mi ha detto: “Ma perché non lo dirigi tu Tapirulàn?’, inizialmente ho tentennato, perché diventare regista non è mai stato un mio sogno, e tuttavia, proprio le difficoltà legate al film che mi avevano spinto a rifiutare, ad esempio la mono location e una protagonista assoluta, mi hanno alla fine convinto di poterlo governare. Mi sono sentita pronta. In fondo ho avuto tante esperienze, ho osservato i registi con cui ho lavorato e in più adoro il set, che considero un posto magico”.

Dirigere un film ha fatto comprendere a Claudia Gerini qualcosa dei registi da cui è stata diretta in tanti anni di carriera: “Finalmente ho capito” – scherza l’attrice – “perché tanti registi si sentano un po’ come Dio, perché, se fai il regista, puoi chiedere tutto quello che vuoi. Inoltre devi prendere tu le decisioni più importanti, e quindi è come se ti sostituissi per un attimo a chi crea un mondo, perché tu, in effetti, crei un mondo, e ne decidi ogni dettaglio, e niente si muove se non hai dato prima l’ok. Mi ritrovavo spesso a pensare: questa sensazione di muovere i bottoni, di dire: ‘questo va qua, questo là, questo lo voglio qui, tu dici così, tu dici cosà’ è straordinaria. Mi sono sentita in generale abbastanza tranquilla, soprattutto dopo che ho trovato la casa, che era completamente esposta al mondo perché fatta di vetro. Per Emma era una gabbia e il tapis roulant la sua astronave, perché è da lì che tutto si muove nel film. Mi è piaciuto perfino correre dei rischi, anche perché, se non rischi, tanto nel lavoro quanto nella vita secondo me non evolvi”.

Emma trascorre praticamente tutto il film chiusa nel suo loft e comunica con gli altri soltanto attraverso videochiamate. Ciò ha comportato una maniera non classica di dirigere gli altri attori e di interagire con loro. Ce ne parla Claudia Vismara, che impersona la sorella di Emma: “E’ stato un film difficile da un punto di vista tecnico, perché è venuto a mancare il normale rapporto fra attori. Claudia doveva recitare con un green screen, immaginando tutti gli altri personaggi, mentre noi guardavamo direttamente in camera, e quindi era veramente bizzarro, perché dovevamo immaginare un viso che non vedevamo. C’era Claudia che ci dava le battute vicino alla macchina da presa, ma mancava il confronto fra attori. Quindi è stata veramente una prova impegnativa, come quando uno ha a che fare con gli effetti speciali, è un po’ quella sensazione là: non capisci quale sarà il risultato finale, e questo per me è stato molto interessante, anche se complicato, anche perché si trattava di scene complesse, con un grosso carico emotivo. Era fondamentale, insomma, che passasse un’emozione”.

Emma è una donna forte e insieme fragile. Sa aiutare gli altri ma non riesce a far pace con i suoi demoni interiori né ad aprirsi al mondo esterno. In questo è simile a quei ragazzi che trasformano la propria stanza in una prigione e vivono connessi. Prima della pandemia, ce n’erano di meno. Adesso, invece, l’esterno fa sempre più paura e di questo ha tenuto conto Claudia Gerini quando si è avvicinata al suo personaggio: “Diciamo che ho pescato un po’ dalla condizione umana di questi anni. Sicuramente la pandemia ci ha cambiato nel profondo, e ora siamo pronti a interagire con le persone attraverso gli schermi in modo sempre più consueto. La fragilità di Emma nasce proprio dal suo essere una donna interrotta, una persona che ha seppellito il suo trauma e il suo passato sotto una spessissima coltre. Ho giocato molto sulla fisicità di questa donna, che è una vera e propria atleta ma comunque corre restando ferma. La chiave per raccontare questa storia è stata per me l’empatia, perché Emma è una counselor abituata a sentire i problemi di tutti e ad assorbire il loro malessere. L’ho immaginata sempre senza pelle, con la tendenza a farsi carico dei disagi degli altri e con la forza di reggere tutto sulle spalle e dare coraggio, Poi ci sono anche tanti piccoli messaggi nel film, ad esempio che essere diversi è un punto di forza. Anche per questa ragione mi sono ispirata alle donne di oggi. A tutte quante”.

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