Pizza, pollo arrosto e carbonara: i nuovi profumi si ispirano al cibo
Dal pollo arrosto al profumo di carbonara, il cibo diventa essenza. Ma il maître parfumeur Alessandro Gualtieri avverte: «Il sale esalta, ma non basta. Io preferisco la trippa»
Dopo anni dominati da fragranze zuccherine e rassicuranti, il mondo della profumeria sembra voler cambiare direzione. E aroma. Il nuovo orizzonte olfattivo guarda alla cucina salata: formaggi, pollo arrosto, bacon, persino pesce. Sì, perché tra i lanci più audaci del 2025 spuntano fragranze che sanno di carbonara, di crosta di pizza, di parmigiano o salsa di soia. Una rivoluzione sensoriale che mescola gusto e olfatto.
Se infatti negli ultimi anni sono stati ideati tanti profumi dolci ispirati a torte, dessert e colazioni continentali — basti pensare a Croissant Café di Versatile Paris o al tiramisù liquido di brand come Paris Corner e Chabaud Parfum — ora il trend sembra essersi spostato su sentieri decisamente diversi. La nuova tendenza si chiama «Salty fragrances»: porta in boccetta note di burro, pollo arrosto, brodo, birra e spezie. E non si tratta di fenomeni passeggeri per social addicted: il successo di fragranze come Slice Society di Snif, che evoca la crosta della pizza, o Carbonara di Lorenzo Pazzaglia, ne è la conferma. Non mancano neanche i colpi di scena: Oud LàLà! di Pastor Privé Parfums sfuma una nota lattica di formaggio in un fondo speziato e vellutato, Umema di Ugo Charron richiama sapori umami come quelli dei funghi e della salsa di soia. Per non parlare poi di La Foncedalle di Versatile Paris, che profuma di pollo allo spiedo, erbe aromatiche e burro. Il mondo delle essenze sembra insomma aver sposato il concetto di comfort food, in una società in cui anche l’olfatto cerca esperienze avvolgenti e multisensoriali. Il motivo? Tanti consumatori cercano negli odori un modo per migliorare l’umore, rievocare memorie piacevolio semplicemente «fuggire» dalla realtà.
Ma non tutti condividono l’entusiasmo. Alessandro Gualtieri, «naso» (così sono anche chiamati coloro che realizzano i profumi) visionario dietro marchi come Nasomatto e Orto Parisi, osserva la tendenza con il suo inconfondibile spirito provocatorio. «Il panorama olfattivo contemporaneo non lo guardo perché ho perso interesse da diversi anni a vedere cosa fanno gli altri creatori e imitatori», spiega a Cook senza mezzi termini. E sull’uso del sale nei profumi, aggiunge: «A me piace mangiare alla mattina una colazione salata, però non ho mai pensato di fare un profumo salato.Penso che il sale serva per esaltare i sapori, e allora se si potesse aggiungere a un profumo per esaltarlo ben venga». Gualtieri, però, rifugge da ogni interpretazione didascalica. Se alcuni brand giocano con il realismo gastronomico, lui preferisce esplorare le viscere della materia, letteralmente: «Gli elementi gastronomici che a me piace incorporare nei miei lavori sono più legati alle parti interiori, come una lingua, una trippa, le animelle, il cervello fritto… senza magari farmi mancare delle salsine di vario genere e provenienza». Per Gualtieri, la nostalgia associata ai profumi gourmand, in realtà, è quasi un equivoco. «Se penso di essere seduto su una poltrona molto comoda mangiando dei dolci a base di estratti di frutta e crema, non penso che mi venga della nostalgia», afferma.
Eppure, anche per il maître parfumeur, olfatto e cibo sono mondi che si sfiorano e si influenzano:«L’olfatto è un senso primario e come tale essenziale sia per identità che per cultura», sottolinea. Ma se si parla di collaborazioni tra chef e profumieri, il suo punto di vista è chiaro: «Il confine secondo me non esiste. Senza l’olfatto non esiste il gusto. Penso che lo scambio di ingredienti tra aromatieri e profumieri dovrebbe essere più libero e più stimolato». Come sempre, il suo approccio è quello di chi non si piega alla moda, ma la osserva da lontano: «Io non mi adatto al nuovo pubblico, però se loro si adattano ai miei lavori mi lusinga», afferma. E, in fondo, questa potrebbe essere la vera essenza della profumeria artistica: non inseguire la tendenza, ma creare un solco. Magari, profumato di trippa e pepe nero. (corriere.it)
