Primo Oscar in carriera per Kenneth Branagh a 32 anni dalla prima nomination 

L’attore e regista britannico Kenneth Branagh riceve infine un Oscar (per la sceneggiatura di Belfast) dopo 8 nomination in carriera.

Uno dei più stimati artisti del mondo del cinema ha finalmente ricevuto un meritato riconoscimento dall’Academy Award. Per il 61enne Kenneth Branagh che è attore, sceneggiatore e regista di matrice shakespeariana, ci sono volute otto nomination nell’arco di 32 anni di carriera. Risalgono al 1990 le prime due candidature come Miglior Attore Protagonista e Miglior Regista per Enrico V, suo esordio dietro la macchina da presa. Fino a quel momento Branagh era apparso in soli due film e in svariate produzioni televisive per la BBC, ma sulla scena teatrale era già considerato un prodigio per tutti gli anni 80. Le nomination che sono seguite gli hanno conferito quest’anno un record per essere l’unica persona ad averne ricevute sette in sette diverse categorie. Oltre alle due già citate, Branagh è stato candidato nel 1993 per il Miglior Cortometraggio Il canto del cigno, nel 1997 per la Migliore Sceneggiatura Non Originale di Hamlet, nel 2012 come Miglior Attore Non Protagonista per Marylin e quest’anno agli Oscar 2022 per la Migliore Sceneggiatura Originale, come Miglior Regista e come produttore per uno dei Migliori Film Belfast.

Nato a Belfast nel 1960, Branagh ha raggiunto l’età giusta per riallacciarsi con il se stesso bambino e raccontare la sua infanzia. Belfast, vincitore premio Oscar 2022 per la Miglior Sceneggiatura Originale, racconta attraverso gli occhi di un bambino di nove anni (una versione romanzata del regista) l’inizio del conflitto etnico-nazionalista che ha sconvolto il nord dell’Irlanda. “La mia famiglia provava a proteggerci da quanto stesse accadendo, cercando gioia e quello humour tipico degli irlandesi anche nella più buia delle situazioni” spiega Branagh nella conferenza stampa post-cerimonia con la statuetta in mano. “Quello che credo mi sia rimasto da allora, è la sensazione di chi fossi in quel momento e fare questo film mi ha permesso di tornare a quella sensazione. Mia sorella che è qui con me mi ha detto che il film ha fatto uscire il ragazzo della classe operaia che ero a Belfast, ed è vero perché ho lo stesso DNA di mio fratello che è anche qui stasera. Veniamo da quel momento storico, ne siamo consapevoli e ne accogliamo luci ed ombre”.

Kenneth Branagh: il parallelo tra Belfast e l’Ucraina

La guerra fratricida che scoppiò in Irlanda costrinse migliaia di famiglie ad abbandonare le proprie case in cerca di rifugi improvvisati con l’incertezza di un futuro che poteva guardare soltanto al giorno dopo. Kenneth Branagh prova a fare un confronto con la situazione attuale che sta vivendo la popolazione ucraina.

“Il miracolo di ciò che accade nel Nord dell’Irlanda nell’arco di vita della mia generazione, da 30 anni di cupi e tragici problemi a questi 25 anni di sudato e fragile equilibrio, che è iniziato con quello che stiamo vedendo in questo momento. Un inizio estremamente difficile per comprendere e, prima ancora, ascoltare persone con cui c’è un profondo disaccordo e trovare un modo per ascoltarsi, capirsi, rispettarsi e possibilmente accettarsi sulla via del progresso. Una cosa tanto facile a dirsi, quanto incredibilmente difficile a farsi, eppure solo così si progredisce. In tutta l’Irlanda c’era una generazione di persone pronte a farlo e l’esempio degli ultimi 25 anni, per quanto sia fragile, rimane un bagliore di luce nell’oscurità. Vogliamo vedere segni di luce il più presto possibile in altre situazioni del mondo in cui ciò che sembra impossibile diventi possibile, è incredibilmente difficile e necessario. Quello che vedo io nel corso della mia vita è gli sforzi fatti be sono valsi la pena, ma per grazia di Dio, che queste altre situazioni nel mondo non costino tutto questo tempo per arrivare alla stessa dolorosa consapevolezza che noi umani dobbiamo parlare e non combattere”.

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