RENZI ALLA CONQUISTA DI QUELLI DEL PD

Non chiamateli ex renziani. «Semmai renziani rimasti nel Pd». E guai a dire che quella che sta nascendo è una corrente organizzata. Anche se è proprio così: i riformisti milanesi del Pd, nel giorno dell’insediamento al Nazareno di Enrico Letta, decidono di unire le forze in un’unica super-centrale organizzativa. 

Per una volta una fusione invece di una scissione nel campo del centrosinistra. Il circolo della Pallacorda, palestra d’idee liberal-riformiste, si unirà a un altro pensatoio «migliorista» come il «Meriti e Bisogni» (fondato da Sergio Scalpelli), mentre altre due sezioni tematiche d’isprazione riformista — quella degli economisti «Econdem» e il «Tombon» — saranno ospitati nella stessa sede di corso Magenta. Un unico centro propulsore (ex) renziano nel Pd milanese. «Una riorganizzazione che non vuole essere tattica ma solo politica», dice però Marco Sala della segreteria metropolitana del partito. «Niente poltrone, niente lotte di potere», garantiscono insomma i renziani non fuoriusciti. Un super-circolo, semmai, che potrà contare su 200 iscritti e che si candida a essere uno dei più potenti della città. Con supporter illustri. Al «Pallacorda» sono iscritti, tra i tanti, Carlo Cerami e Simone Dragone (presidente di Mm), al «Meriti e Bisogni» l’ex migliorista Massimo Ferlini, mentre i due «tematici» che busseranno in corso Magenta (ma che custodiranno una loro autonomia) vantano tra gli iscritti Tommaso Nannicini, Irene Tinagli, Pietro Ichino e il presidente del Pat Maurizio Carrara. 

«Vogliamo riavvicinare quelli a cui il Pd ha smesso di parlare», dice Marco Sala, particolarmente soddisfatto del passaggio di consegne in corso al Nazareno: «Siamo contenti che sia arrivato Letta perché correggerà le sbandate populiste di Zingaretti e Bettini e rimetterà il partito in carreggiata sull’agenda Draghi». Quanto al rapporto con Beppe Sala, «è un bene che abbia scelto un partito ed è positivo che la coalizione lavori ancora di più sull’ambiente. Ma per noi la priorità è la crescita, perché se non si crea sviluppo, non si può fare redistribuzione». Il modello è il socialismo municipale di Carlo Tognoli. «Ma corrente è un termine della politica romana che non ci piace», dice Marco Sala. «Il nostro invece è un approccio tutto ambrosiano alla politica. E poi noi vogliamo mettere a disposizione di tutto il partito un contributo di idee, non i soliti giochini di potere». Ma perché non aderire direttamente a Italia viva? «Perché il Pd ha più competenze e meno personalismi. E ha molte più chance di realizzare l’agenda riformista di quante ne abbia un piccolo partito a carattere personale».

Il segretario del «Pallacorda» si chama Gioele Leone ed è il più felice della nascita del super-circolo riformista. L’annuncio nel giorno dell’incoronazione di Letta? «Sarà una svolta rispetto alla linea precedente. Da parte nostra c’è voglia di lanciare da Milano il laboratorio politico di tutti i riformisti rimasti nel Pd».

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