Riduzione gasolio, proroga al 5 settembre e scontro sugli utili

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Il governo proroga dal 27 agosto al 5 settembre la riduzione di 17 centesimi sul gasolio, con copertura dai grandi gruppi energetici con un acconto fiscale.

Ampia veduta di una piazza romana con palazzo istituzionale, colonna monumentale e bandiere all’ingresso.

Ampia veduta di una piazza romana con palazzo istituzionale, colonna monumentale e bandiere all’ingresso. Foto: it.wikipedia.org (https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Chigi)

Ampia veduta di una piazza romana con palazzo istituzionale, colonna monumentale e bandiere all’ingresso
Foto: it.wikipedia.org it.wikipedia.org

Il Consiglio dei ministri ha approvato a Roma, il 26 agosto 2026, un decreto-legge sui prezzi dei carburanti che proroga la riduzione del prezzo del gasolio fino al 5 settembre. Secondo la Repubblica, dal 27 agosto la riduzione complessiva per il gasolio usato come carburante è di 17 centesimi al litro, fra accisa e Iva.

Il provvedimento estende per lo stesso intervallo anche il credito d’imposta destinato alle imprese di autotrasporto. Il costo della proroga è indicato in circa 130 milioni di euro.

Come è composto il taglio sul gasolio

Lo sconto previsto dal decreto si divide fra la componente fiscale dell’accisa e quella dell’Iva. La stessa aliquota viene applicata anche ai gasoli paraffinici ottenuti da sintesi o idrotrattamento e al biodiesel immessi al consumo come carburanti.

  • 14 centesimi al litro riguardano la riduzione dell’accisa;
  • 3 centesimi al litro derivano dalla riduzione dell’Iva;
  • 17 centesimi al litro è la riduzione complessiva del prezzo.

La durata della proroga va dal 27 agosto al 5 settembre 2026. Il decreto non precisa una data di entrata in vigore ulteriore rispetto a questo intervallo.

La copertura chiesta ai grandi gruppi energetici

Le risorse per la proroga arrivano dalla modifica delle modalità di versamento delle ritenute sugli utili dei gruppi di maggiori dimensioni operanti nel settore energetico. L’ANSA riferisce che si tratta di un acconto fiscale sulle tasse relative ai dividendi, anticipato dai grandi gruppi energetici e destinato a generare un equivalente credito d’imposta per la società interessata.

L’aliquota dell’acconto dovrebbe essere fissata al 39%. Fonti di governo citate dall’agenzia hanno definito l’intesa:

“in accordo con i gruppi coinvolti”

L’eventuale platea completa delle società non è indicata; secondo l’ANSA, la misura potrebbe riguardare in particolare Eni, senza che il coinvolgimento sia presentato come definitivo.

Il confronto nella maggioranza sugli extraprofitti

Sul contributo delle imprese energetiche resta una distanza tra Forza Italia e Lega. Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, si è detto “contrarissimo” alla tassazione degli extraprofitti, giudicandola una misura che “sa di Unione Sovietica”. Per Tajani, un eventuale contributo delle imprese dovrebbe passare da un “confronto concordato”.

Il senatore leghista Claudio Borghi ha affermato che la scelta sulle imposte riguarda il fatto che le paghino i cittadini oppure un settore che ha realizzato 200 miliardi di utili in pochi anni grazie ai cittadini.

“anche le accise sono imposte: la scelta è se le devono pagare i cittadini o un settore che, grazie a quei cittadini, ha fatto 200 miliardi di utili in pochissimi anni”

Le dichiarazioni di Tajani e Borghi riportano posizioni contrapposte sulla tassazione degli extraprofitti.

Gli aiuti valutati dopo il 5 settembre

Terminata la proroga, il governo intende valutare forme di sostegno “selettivi sulla base del reddito”. Tajani ha definito gli interventi successivi “strutturali però mirati”, rivolti soprattutto ai ceti più deboli, al ceto medio e alle imprese.

Non sono indicate le misure che saranno adottate né la platea effettiva dei beneficiari. Sul tema degli extraprofitti, la Commissione europea ha precisato che la tassazione delle compagnie petrolifere è “di competenza dei Paesi membri”.


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