Riforma elettorale, Senato: 113 sì e passaggio alla Camera
Il Senato ha approvato la riforma elettorale con 113 sì. Alla Camera il calendario è in contrasto tra le fonti e resta possibile la fiducia.
L’Aula di Palazzo Madama durante una seduta parlamentare. Foto: Fratello.Gracco — CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Aula palazzo madama.jpg — Fratello.Gracco
La riforma elettorale è stata approvata dal Senato della Repubblica il 15 settembre 2026 con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astensioni, secondo il Corriere della sera. Il provvedimento passa nuovamente all’esame della Camera dei deputati, mentre resta aperta l’ipotesi che il governo ponga la questione di fiducia.
Secondo Il Fatto Quotidiano, alla Camera le opposizioni dovrebbero chiedere il voto segreto sul voto finale; l’eventuale fiducia comporterebbe una sola votazione su un maxi-emendamento.
Il voto del Senato e le preferenze bocciate
Il Corriere della sera ricorda che, nel luglio scorso, alla Camera erano state bocciate a scrutinio segreto le preferenze.
La votazione conclusiva al Senato ha registrato:
- 113 sì alla riforma;
- 71 no;
- 2 astensioni.
Alla Camera il nodo della fiducia
Il governo potrebbe porre la questione di fiducia alla Camera sulla riforma elettorale. Su questo passaggio le due fonti riportano però un quadro non coincidente: per il Corriere della sera Palazzo Chigi non ha ancora deciso, mentre Il Fatto Quotidiano giudica molto probabile il ricorso alla fiducia, pur riferendo che maggioranza e ministri non hanno ancora assunto una decisione.
Secondo Il Fatto Quotidiano, senza fiducia sono previsti due voti distinti sulla riforma. Se invece l’esecutivo scegliesse la fiducia, la Camera voterebbe una sola volta su un maxi-emendamento che comprenderebbe le modifiche approvate dal Senato.
Una bocciatura dell’intero provvedimento a Montecitorio farebbe saltare la riforma.
La richiesta del voto segreto
Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e Italia Viva hanno definito l’eventuale ricorso alla fiducia «l’ennesima forzatura», secondo Il Fatto Quotidiano.
“Sarebbe l’ennesima forzatura“
La frase è la posizione espressa da Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e Italia Viva sull’eventuale ricorso alla fiducia. Secondo Il Fatto Quotidiano, Andrea Giorgis ha chiesto al governo di non procedere in quella direzione.
“Io mi auguro che il governo rispetti la sovranità del Parlamento e non metta la fiducia impedendo di fatto una votazione libera, dato che tutto si ridurrebbe a una singola votazione. Questa è una legge che riduce la democrazia alla scelta del capo”
Le critiche di Renzi, De Cristofaro e Patuanelli
Secondo il Corriere della sera, Matteo Renzi ha sostenuto che la maggioranza intende cambiare la legge elettorale per il timore di perdere le prossime elezioni.
«Voi la cambiate perché siete convinti che al prossimo giro rischiate di perdere».
Secondo Il Fatto Quotidiano, Giuseppe De Cristofaro ha affermato che il Parlamento discute del provvedimento da 170 giorni.
“Sono 170 giorni che il Parlamento italiano è fermo per discutere di legge elettorale, immaginata dalla destra per blindare il proprio potere”.
Secondo Il Fatto Quotidiano, Stefano Patuanelli ha detto che il Movimento 5 Stelle attende un intervento della Corte costituzionale sulla legge elettorale.
“Crediamo avrà molto da dire su questa legge”
Calendario e parere della Corte costituzionale
Sulla data dell’esame alla Camera emerge una contraddizione tra le fonti: il Corriere della sera indica una discussione a partire da ottobre, mentre Il Fatto Quotidiano colloca la riforma nel calendario di Montecitorio il 28 settembre.
Resta inoltre atteso il parere della Corte costituzionale sulla ricaduta della riforma elettorale.

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