Roberto Benigni, che ha conquistato l’Oscar (e il pubblico) a colpi di irriverenza e candore

Sospeso tra dissacrazione e spensieratezza, tra alto (ha declamato la Divina Commedia come forse nessun altro prima) e scurrile, Benigni conquista il pubblico proprio con la sua ambivalenza, che gli ha permesso di vincere un Oscar.

Benigni è stato l’unico interprete maschile italiano a ricevere l’Oscar come miglior attore protagonista (celebre il momento in cui, per andare a ritirare il premio, cammina sulle spalliere delle poltrone rosse piene di star) recitando nel ruolo principale in un film in lingua straniera.

Stiamo parlando di La vita è bella, pellicola che ha vinto anche l’Oscar come miglior film straniero e per la miglior colonna sonora.

Ma facciamo un passo indietro. Perché Benigni, di cose, prima di vincere l’Oscar ne aveva fatte già parecchie. Debutta al Metastasio di Prato, non ancora ventenne, sperimentando la drammaturgia e la recitazione con lo spettacolo Il re è nudo. Ma Prato è troppo piccola per contenerlo: si trasferisce a Roma, dove con una compagnia teatrale – la Beat ’72 – si esibisce nelle cantine e nei teatrini.

Qui, un giorno, incontra Giuseppe Bertolucci. Era il 1975. Possiamo considerare il regista il suo pigmalione, perché gli affida il monologo Cioni Mario di Gaspare fu Giulia, con cui Benigni (sotto) otterrà un enorme successo in tutta Italia.

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