TRUMP ANCORA CONTRO L’OMS

Ma i veri protagonisti sono Pechino e Washington sotto la regia di Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’Oms le cui presunte simpatie filo cinesi continuano a inquietare molti. Il presidente americano Donald Trump ha accusato l’Organizazzione di essere “un burattino della Cina” e pensa a ridurre i contributi Usa a 40 milioni di dollari. La cifra sarebbe un decimo di quanto versato annualmente di solito. Se l’Oms “non si impegna su sostanziali miglioramenti nei prossimi 30 giorni, renderò definitiva la mia decisione temporanea di sospendere i finanziamenti Usa all’Organizzazione mondiale della sanità e riconsidererò la nostra adesione”, ha scritto Trump in una lettera al direttore generale Ghebreyesus.

Xi Jinping formalmente non chiude all’inchiesta, ma vuole dettare i tempi. “Ci vorrà un’indagine esaustiva sulla Covid-19 basata sulla scienza ed eseguita con professionalità, ma solo quando l’emergenza sarà sotto controllo”, ha affermato, ribadendo che “la Cina ha agito con trasparenza e rapidità, fornendo tutte le informazioni in tempo utile e aiutando con tutti i mezzi i Paesi che ne avevano bisogno”.

Non si è scostato di un millimetro dai binari tracciati il presidente cinese che si vuole accreditare come grande soccorritore del mondo annunciando un dono di due miliardi di dollari all’Oms per combattere il coronavirus. Se poi Pechino dovesse trovare un vaccino contro la Covid-19, ha promesso, ne farebbe “un bene pubblico mondiale”.

Ma gli Stati Uniti vanno giù duro. E insieme alla Cina il bersaglio è ancora l’Oms, che “ha fallito in modo clamoroso nel fornire le informazioni sulla pandemia”. E’ stato il segretario alla Sanità Usa Alex Azar a lanciare il nuovo atto d’accusa, ribadendo la tesi del presidente Donald Trump secondo cui i vertici dell’organizzazione non sono stati tempestivi nel dare l’allarme a causa delle pressioni della Cina. Un fallimento che “costa molte vite umane” e per questo gli Usa sostengono “un’inchiesta indipendente sull’operato” dell’agenzia dell’Onu.

A scatenare l’ira degli Usa pure l’esclusione di Taiwan dall’Assemblea. Il segretario di Stato Mike Pompeo, con una nota, ha puntato il dito contro l’Organizzazione accusandola di aver ceduto ancora una volta alle pressioni della Cina. L’inchiesta “indipendente sulla pandemia sarà fatta al primo momento opportuno”, ha tagliato corto il direttore dell’Oms, avvertendo poi che “la maggior parte della popolazione mondiale è ancora in pericolo, il rischio è alto e la strada è ancora lunga”. Mentre il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres non si è sbilanciato, limitandosi a sottolineare che alcuni Paesi nel mondo “hanno ignorato le indicazioni dell’Oms” sulla pandemia.

L’Ue, promotrice della bozza di risoluzione per l’inchiesta insieme a Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda e sostenuta anche dalla Russia, si è chiamata fuori dallo scontro. Mentre da Berlino è arrivato l’annuncio di un’iniziativa franco-tedesca per la riforma dell’Oms che fa trapelare una certa insoddisfazione, l’Alto rappresentante per la Politica estera Josep Borrell, tramite una portavoce, ha ribadito la necessità di uno “sguardo indipendente” su quello che è accaduto, ma anche che “l’Europa dovrebbe stare fuori rispetto a questa battaglia fra gli Usa e la Cina che si lanciano accuse reciproche”. In sostanza Bruxelles chiede una “valutazione imparziale, indipendente ed esaustiva” della “riposta internazionale coordinata dall’Oms alla Covid-19”. Un dossier di sette pagine nel quale si afferma che l’indagine deve riguardare in particolare “l’efficacia del meccanismi a disposizione dell’Oms; il contributo dell’Oms agli sforzi dell’Onu; le azioni dell’Oms e la loro tempistica rispetto alla pandemia della Covid-19”. Richieste impeccabili, ma sui tempi si lascia la porta aperta a tutti. E la convinzione che la “valutazione” deve essere avviata “al primo momento opportuno” suona un po’ pilatesca.

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