Vasco Rossi, il ricordo: “Avevo tutta la stampa contro”

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Nei giorni di festa il rocker ripensa al suo percorso: “È stata una guerra che alla fine ho vinto”

TRENTO, ITALY - MAY 20: Vasco Rossi performs on stage at Trentino Music Arena on May 20, 2022 in Trento, Italy. (Photo by Emmanuele Ciancaglini/Ciancaphoto Studio/Getty Images)

È un Vasco in cerca di amarcord quello che ha passato le feste in famiglia. Tortellini, canti in una scuola di Zocca e vecchie foto che riportano alla mente la tanta strada percorsa. Nel giorno di Santo Stefano il rocker ha ricordato con un paio di foto e un post quello che capitò 57 anni fa, quando la sua avventura artistica cominciò ad attirare i riflettori: “Oggi con questa canzone inedita di Marengo-Bononcini, ‘Come nelle fiabe’, vincevo il 26 dicembre 1965 l’Usignolo d’oro. Prima di andare alla finalissima a Modena sono stato vincitore a Zocca con ‘Violino zigano’. Eravamo al cinema Roma, oggi Bibap Bar e batto Otello Righetti, detto ‘Otis’, il mio unico rivale. Lui era pericoloso perché più grande, ma non c’era in realtà storia, perché io ero l’unico che aveva già cantato sul tavolo di casa”. 

Vecchie immagini e storie che ricordano alcuni momenti fondamentali che Vasco non può dimenticare. E proprio nello stesso giorno ha deciso anche di scrivere un pensiero sulla tanta strada fatta, sulle difficoltà incontrate e sulla reticenza di una parte della stampa ad accettare la sua musica. “È stata una guerra che alla fine ho vinto, all’inizio molti non sapevano neanche chi ero e li dovevo convincere ogni sera. Ho insistito, sapevo che la mia musica sarebbe entrata nel cuore di un certo tipo di pubblico, che non immaginavo così numeroso. Con il massimo dell’autocritica, sentivo che le mie canzoni stavano in uno spazio reale da riempire. Ci è voluto molto tempo perché avevo tutta la stampa contro, non ascoltavano neanche le canzoni per paura (di fare peccato): ero pericoloso!”, scrive Vasco in un post. 

Poi continua: “Poi è esplosa la bolla degli anni Novanta, da diecimila nei palasport a cinquanta-sessantamila negli stadi. Era cambiata la generazione anni Ottanta, che aveva subito la propaganda contro Vasco (il pericolo pubblico), quando i genitori non lasciavano venire le ragazze ai miei concerti. Dovevano scappare di casa e non lo dicevano in giro perché venivano giudicate matte o drogate. È durata dall’80 all’87 almeno”. Il testo riportato dall’artista è tratto dal volume “Vado al massimo”, a cura di Marco Mangiarotti.

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