Camorra, nove misure cautelari in sei province: c’è L’Aquila
Nove misure cautelari in sei province, compresa L’Aquila, per indagine della Dda di Napoli su droga, telefoni in carcere e reati aggravati dal metodo mafioso.
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Secondo la Repubblica Napoli, il 20 ottobre 2026 è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di nove persone, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Le misure hanno coinvolto sei province, tra cui L’Aquila.
L’indagine, svolta dai Carabinieri del Nucleo operativo di Napoli-Bagnoli con il Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria, riguarda persone presenti o detenute nelle sei province indicate.
Le sei province raggiunte dalle misure
L’ordinanza ha riguardato Napoli, Siracusa, Catania, L’Aquila, Cosenza e Rovigo. Otto dei nove destinatari delle misure erano già detenuti in reparti di alta sicurezza.
- Napoli
- Siracusa
- Catania
- L’Aquila
- Cosenza
- Rovigo
Le accuse contestate nell’inchiesta
Le nove persone sono accusate, a vario titolo, di accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti, traffico di stupefacenti, estorsione, lesioni e violenza privata. I reati vengono indicati come aggravati dal metodo mafioso.
Al centro della ricostruzione ci sono telefoni introdotti negli istituti di pena che sarebbero stati usati per coordinare traffici di droga, estorsioni e atti violenti.
I sette gruppi indicati dagli investigatori
Nell’inchiesta vengono indicati sette gruppi o articolazioni camorristiche. Nell’inchiesta sono indicati i gruppi Troncone, Mazzarella-D’Amico, Ferrara-Cacciapuoti, Gionta, Avventurato, De Luca Bossa-Minichini e Licciardi.
La collaborazione di Emanuele De Pasquale
La svolta investigativa viene collegata alla collaborazione di Emanuele De Pasquale, 27 anni, arrestato nel marzo 2025 in un’indagine sul clan Troncone e sul gruppo Frizziero della Torretta. De Pasquale avrebbe consegnato agli investigatori un cellulare detenuto illegalmente.
Il cellulare avrebbe contenuto trattative relative all’acquisto, allo stoccaggio e alla vendita di droga.
Le dichiarazioni di Nicola Gratteri
Nicola Gratteri ha dichiarato che uomini di vertice delle famiglie si organizzavano dall’interno delle carceri per strutturare il traffico e decidere dove acquistare e vendere la droga. Ha fatto riferimento agli istituti di Siracusa, Opera, Secondigliano e Poggioreale.
«La cosa impressionante è che uomini di vertice di queste famiglie, in videoconferenza dall’interno delle carceri, da Siracusa a Opera fino a Secondigliano e Poggioreale, si organizzavano, discutevano su come strutturare il traffico, dove acquistare la droga, dove e a chi venderla»
I dati non riportati
Non sono riportati i nomi dei nove destinatari, quale misura cautelare sia stata applicata a ciascuno, ulteriori dettagli specifici sulle persone raggiunte nella provincia dell’Aquila e il ruolo attribuito a ciascuno dei sette gruppi o articolazioni camorristiche.
L’esito giudiziario successivo all’esecuzione delle misure non è riportato.

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