Cisgiordania, 12 Paesi vietano importazioni dagli insediamenti

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Regno Unito e altri 11 Paesi annunciano il divieto sulle merci degli insediamenti in Cisgiordania. Israele reagisce con misure contro Londra.

Immagine illustrativa generata al computer sul tema: Ministri degli Esteri di più Paesi riuniti per annunciare sanzioni commerciali contro gli insediamenti israeliani in Cis

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Regno Unito e altri undici Paesi hanno annunciato il divieto di importazioni dalla Cisgiordania per le merci prodotte negli insediamenti israeliani. Secondo la Repubblica, la dichiarazione congiunta è stata diffusa nel pomeriggio del 7 settembre 2026 e non comprende l’Italia.

Israele ha annunciato una serie di misure contro Londra: dalla chiusura del consolato britannico a Gerusalemme all’allontanamento di rappresentanti del Regno Unito da due strutture operative, fino al divieto d’ingresso per dodici funzionari britannici.

I dodici Paesi della dichiarazione congiunta

Il provvedimento riguarda le merci prodotte negli insediamenti israeliani situati in Cisgiordania. I firmatari sono dodici e comprendono Stati europei e il Canada; il Regno Unito figura nel gruppo insieme a Francia, Spagna e Paesi nordici.

  • Regno Unito e Canada;
  • Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia;
  • Francia, Irlanda, Polonia, Portogallo e Spagna.

L’Italia non compare nell’elenco dei Paesi che hanno annunciato il divieto. La dichiarazione è arrivata nel corso del 7 settembre, con un’iniziativa che mette insieme dodici governi sul tema delle importazioni dagli insediamenti.

Le misure annunciate da Israele contro Londra

La risposta israeliana indicata nel resoconto comprende quattro provvedimenti. Il primo è la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme. Seguono l’espulsione dei rappresentanti del Regno Unito dal centro di coordinamento del Board of Peace a Kiryat Gat e dalla forza British support team a Ramallah.

È stato inoltre annunciato il divieto di ingresso per dodici funzionari britannici. Tra le persone indicate figura Jeremy Corbyn. Le misure colpiscono quindi sia la presenza diplomatica britannica a Gerusalemme sia rappresentanti impegnati nelle strutture citate a Kiryat Gat e Ramallah.

Le notizie contrastanti tra Iran e Stati Uniti

Sullo sfondo delle tensioni regionali, è stato riferito di un attacco iraniano contro navi della Marina degli Stati Uniti. La circostanza, però, non è stata confermata dalle forze armate statunitensi: il resoconto mantiene quindi aperta la contraddizione sulla dinamica dell’episodio.

Media locali hanno anche riferito di un attacco statunitense a una petroliera iraniana al largo dell’isola di Kharg. Ali Abdollahi ha collegato un eventuale attacco alle petroliere iraniane a una reazione contro le basi statunitensi nella regione.

“”L’esercito aggressore statunitense ha intimato l’evacuazione alle petroliere iraniane per poi colpirle, quindi annuncio che qualsiasi attacco alle petroliere iraniane comporterà l’attacco alle basi statunitensi nella regione da parte delle forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran””

Nel medesimo quadro resta una seconda versione contrastante: è stato riferito di un malfunzionamento di un drone sottomarino statunitense, mentre in precedenza la Marina delle Guardie Rivoluzionarie iraniane aveva affermato di aver catturato un sommergibile statunitense senza equipaggio.

Gli attacchi nel Libano meridionale e la cattura a Taiz

Le forze israeliane hanno condotto diversi attacchi aerei nel Libano meridionale, interessando Nabatieh al-Fawqa e Zawtar al-Sharqiyah. Nelle stesse ore, in Yemen, le forze governative hanno catturato Abu Ali al-Ajani durante i combattimenti nella provincia sud-occidentale di Taiz.

Con al-Ajani sono state catturate altre nove persone. Sul fronte yemenita è intervenuto anche Marco Rubio, attribuendo una componente iraniana ad alcuni attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita.

“”Dietro alcuni degli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita c’è la \”mano iraniana\”.””

La posizione di Tremonti alla Camera

Nel dibattito italiano, Giulio Tremonti, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Affari esteri della Camera, ha richiamato la necessità di una proposta politica alternativa agli estremismi e di una riflessione sugli errori degli ultimi trent’anni.

«Non si possono inseguire gli estremismi, c’è lo spazio per una proposta politica alternativa. Ma prima, è necessario comprendere gli errori degli ultimi trent’anni»

Le dichiarazioni si affiancano agli sviluppi del 7 settembre: il divieto annunciato dai dodici Paesi sulle importazioni dagli insediamenti in Cisgiordania e le misure rese note da Israele contro il Regno Unito.


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