ELEZIONI ANTICIPATE PER LIBERARSI DI CONTE

In un Paese piegato dal Covid solo il presidente Mattarella sembra aver capito qual è la vera posta in gioco nella lotta al virus. Quando, durante la visita a sorpresa al cimitero di Castegnato, ha lanciato l’ennesimo appello a “mettere da parte partigianerie, protagonismi ed egoismi”, il capo dello Stato ha parlato a tutte le forze politiche, non solo all’opposizione, lasciando chiaramente intendere che non è più tempo di tatticismi, né di artifici retorici: o maggioranza e minoranza decidono di seppellire le scorie del passato e di agire insieme per arginare l’impeto della seconda ondata, oppure per l’Italia non ci sarà scampo.

 Chiede un’assunzione di responsabilità, l’inquilino del Quirinale. Autentica, però, non di facciata: quella che il premier Conte è sembrato fin qui esibire per dire “ci abbiamo provato, ma è il centrodestra che non vuole”. E indica come via maestra la concordia nazionale. L’unica arma in grado di fermare la rissa permanente fra governo e Regioni, quella cacofonia di provvedimenti, passi in avanti e marce indietro, che aggiungono incertezza all’incertezza, aumentando la paura e l’angoscia dei cittadini, disorientati da tanto frastuono.

Un pressing che chiama in causa tutti, nessuno escluso, in nome della salvezza del Paese. A partire proprio dal presidente del Consiglio. Il quale, convinto almeno in principio di poter gestire la seconda ondata come la prima, da frontman dell’emergenza che tanti consensi gli ha fruttato, ha a lungo nicchiato sulla possibilità di coinvolgere l’opposizione nella gestazione delle nuove restrizioni. Di cui il centrodestra è stato sin qui informato solo a cose fatte, scatenando le ire di Salvini e Meloni: “Il governo ci prende in giro” l’accusa. Dopodiché, di fronte alla recrudescenza del contagio, sollecitato dal Pd e in particolare dal segretario Zingaretti, Conte ha aperto alla possibilità di una “cabina di regia”, una sorta di bicamerale, con un esponente per ogni partito, dove confrontarsi in tempo reale sulla crisi sanitaria e le misure per arginarla.

E si arriva alle contraddizioni del centrodestra. Anziché incassare la vittoria, accettando di sedersi al tavolo per far valere le loro ragioni, i leader di Lega e Fratelli d’Italia si sono messi ad alzare la posta. Con un comunicato durissimo, vergato insieme a Berlusconi, hanno chiuso a ogni dialogo con la maggioranza. Non solo. Per complicare la vita al governo, Salvini ha organizzato in “coordinamento” permanente i suoi amministratori locali. Lo scontro con Regioni e Comuni sul nuovo Dpcm è figlio, anche, di questo schema. Chiaro l’obbiettivo: far ricadere per intero sui giallorossi un eventuale fallimento della guerra al Covid. E pazienza per i morti, le imprese in rovina, i lavoratori per strada: l’importante è addossare la colpa sugli avversari politici per poterne incassare il dividendo elettorale, quando sarà.

Eccola la questione che sembra stare a cuore a Salvini e Meloni: un azzardo da brividi, alla luce del dramma che sta attraversando il Paese. Poiché in questo momento non è possibile formare un nuovo governo, tecnico o di unità nazionale che sia, i dioscuri del sovranismo tricolore vorrebbero strappare un accordo preventivo sulle elezioni anticipate. Il presidente della Repubblica dovrebbe cioè accettare di sciogliere le Camere nella tarda primavera, al più tardi in estate, in cambio del sostegno del centrodestra sull’emergenza sanitaria. Al buio. Senza cioè tenere conto né dell’andamento imprevedibile della pandemia, né del fatto che le riforme per controbilanciare il taglio dei parlamentari sono ancora al palo in entrambe le Camere.

Ecco perché Mattarella è tornato a farsi sentire. Dal cimitero di uno degli epicentri Covid di fine marzo. Per dire che nessuno può più permettersi giochetti. L’ora della responsabilità è adesso.

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