Jennifer Hudson, ‘Aretha’ da Oscar in Respect

Il film chiude in Piazza Grande il Locarno Film Festival

Interpretare una leggenda della musica come Aretha Franklin, con la responsabilità anche di essere stata scelta dall’icona del soul e attivista in prima linea per i diritti civili: è la sfida, già vinta, stando ai giudizi dei critici da Jennifer Hudson, che è data fra le forti contendenti agli Oscar 2022 con Respect il biopic firmato dalla cineasta Liesl Tommy. Dopo il debutto negli Usa il 13 agosto, il film arriva in vari Paesi europei e per la chiusura in Piazza Grande del Locarno Film Festival.

Frutto di un lavoro di preparazione supervisionato a lungo dalla stessa Franklin, e con il placet della famiglia, Respect, che in Italia arriverà il 7 ottobre con Eagle Pictures, pur avendo suscitato perplessità per la messa in scena molto lineare e semplificata e l’essere rispettoso ai limiti dell’agiografico, si regge sulla magnetica performance di Jennifer Hudson, classe 1981 già premio Oscar come attrice non protagonista nel 2006 per l’adattamento del musical Dreamgirls, sulla storia romanzata delle Supremes, dov’era a fianco di Beyonce.

Con lei un cast magistrale, capitanato da Forest Whitaker e Audra McDonald nei ruoli del padre e la madre di Aretha; Mary J. Blige in quello della diva del soul Dinah Washington, amica di famiglia, come Martin Luther King (Gilbert Glenn Brown); Marlon Wayans nei panni del primo marito della cantante Ted White, tanto appassionato quanto violento, e Marc Maron per il discografico che portò Aretha Franklin al successo, Jerry Wexler. Il film, basato su un soggetto firmato dal premio Oscar Callie Khouri, parte dai gravi traumi subiti dalla piccola Aretha, detta Ree (Skye Dakota Turner): la morte per infarto della madre che si era separata dal padre e una violenza sessuale che la porta alla prima gravidanza (un episodio mai realmente discusso dalla cantante). Da subito prodigio del canto, Aretha subisce a lungo il controllo del padre, protettivo ma accentratore, predicatore e figura di spicco nella lotta per i diritti civili che pretende di guidarla anche nel suo debutto nel mondo della musica. Inizi complessi che rendono più faticoso il percorso di Aretha verso il successo, e una volta raggiunto la costringono a confrontarsi sempre più duramente con i propri demoni. Jennifer Hudson, tanto intensa come interprete quanto nelle reinterpretazioni canore, eseguite in gran parte live, dei classici della regina del soul (morta nel 2018), oltre un decennio prima della nascita del progetto di Respect aveva conosciuto Aretha Franklin: “Ci eravamo incontrate a New York e una delle prime cose che mi aveva detto era stata ‘Vincerai un altro Oscar, interpretando me, giusto? – ha raccontato a Entertainment Weekly, l’attrice che tra il 2016 e il 2018 ha incontrato più volte la cantante nella fase di preparazione del film. Negli anni in cui ha iniziato Aretha Franklin “le donne erano trattate spesso come bambine. Essere invece come Aretha, capace di costruirsi da sola la propria strada, senza avere dei capi, era qualcosa di totalmente nuovo. Ripeto spesso che gli uomini amano distruggere ciò che non possono conquistare ed è una cosa che mi ha insegnato Mama Franklin”. 

Rispondi

LIVE OFFLINE
Loading...
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: