LA SENTENZA CHE PUÒ RIBALTARE LE MULTE PER DPCM

Aveva dichiarato nell’autocertificazione fornita alle forze dell’ordine una giustificazione dei suoi spostamenti risultata non veritiera a causa di un cambio di programma per questioni connesse ad un’emergenza improvvisa, per questo motivo il gip del tribunale di Milano ha assolto l’imputato Massimo Sassone.

Decadono così le accuse mosse all’imputato 41enne dalla procura della Repubblica di Milano, in quanto la dichiarata intenzione di recarsi in un luogo specifico non può rientrare nella casistica prevista dall’articolo 483 del codice penale, come stabilito dal Giudice per le indagini preliminari Roberto Crepaldi.

Sassone, il quale si è detto “molto soddisfatto” per l’esito della vicenda, è titolare di una società che si occupa di manutenzione di caldaie ed assistenza ai clienti. Fermato a Senago (città metropolitana di Milano) in pieno lockdown lo scorso 31 marzo dagli uomini dell’Arma, il 41enne aveva compilato l’autocertificazione obbligatoria dichiarando che si sarebbe dovuto recare in primis da un fornitore per acquistare dei pezzi di ricambio e successivamente da un cliente di Saronno. A causa di un’emergenza improvvisa, tuttavia, l’imputato si era visto costretto a far saltare il primo impegno. Una modifica per la quale i carabinieri avevano ravvisato un’irregolarità sulla base delle regole vigenti, tanto da decidere di infliggere una sanzione di circa 400 euro, allegando ad essa anche un atto di citazione.

Come riferisce AdnKronos, nelle motivazioni ufficiali fornite dal gip si riconosce che l’articolo 483 del codice penale “incrimina esclusivamente il privato che attesti al pubblico ufficiale ‘fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità'”. La dichiarazione indicata nell’autocertificazione, invece, è stata giudicata relativa a “mere manifestazioni di volontà, intenzioni o propositi”. Il giudice ha poi ulteriormente specificato:”Mentre l’affermazione nel modulo di autocertificazione da parte del privato di una situazione passata (si pensi alla dichiarazione di essersi recato in ospedale ovvero al supermercato) potrà integrare gli estremi del delitto de qua, la semplice attestazione della propria intenzione di recarsi in un determinato luogo o di svolgere una certa attività non può essere ricompresa nell’ambito applicativo della norma incriminatrice, non rientrando nel novero dei ‘fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, perché il fatto non sussiste”.

Massimo Sassone, ancora incredulo per quanto gli era accaduto lo scorso 31 marzo, si è detto “molto contento della decisione del giudice”, allontanando da sè le colpe di cui era stato caricato. “Non sono un bugiardo e non ho dichiarato il falso. Facendo assistenza devo gestire le urgenze e di conseguenza i miei piani possono sempre cambiare”, ha puntualizzato il 41enne. “Mi è arrivata una telefonata da un cliente per un controllo e così ho modificato le miei intenzioni, ma non ero in malafede quando ho fatto quelle dichiarazioni ai carabinieri e non ero in giro a ciondolare”, ha concluso. Questo verdetto potrebbe creare un precedente importante per tutti i ricorsi sulle multe scattate con il Dpcm.

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